SafetyBicycle

Saturday, June 24, 2006

CEN TC 333, Group of Delegates



From right to left: Elena Mocchio (I), a French Delegate, Guenter Maertin (D), Philippe Legrand (F), Siegfried Neuberger (D), Bryan Fletcher (UK), Christian Wetterberg (S), Don H. Wright (UK), Gianluca Salerio (I), Nicola Petrone (I), Pietro Boselli (I).
Milan, September 2003.

Sunday, June 11, 2006

The Cycling and Recycling Theory


SCRAP-VALUE BICYCLES IN EUROPE: AN INVITATION TO CYCLING... AND RECYCLING

Step by step, as 'Europe of manufacturers' leaves the place to ‘Europe of consumers’, the industry based on mass-manufacturing will face a serious problem of development.

From one side, the industry needs to pay an increasing attention to the great amount of intangible values carried on by The Machine, as healthy lifestyle, safe riding, fun and energy saving.

On the other side, bicycle friendly People , using their passion (and protest) for wider environment consciousness, and thanks to the Horizontal Innovation trend (1), would like to support in many ways a sustainable supply chain.

Furthermore, recycling is a priority task and not only a solution for the problem of waste: it is a way to improve the exploitation of existing resources (2). Every responsible producer is called to take care of the product beyond the limit of its end life (3).

Based on the above considerations, the paper will try to pose some hints, in order to invite the world of the bicycle to modify successfully its role: from hardware-commodity supplier to enlarged cycling-service supplier.

Technically most updated, thanks to the EN standards guidelines, every bicycle in Europe could be safer than now.
Equipped with a full range of anti-theft information systems and technical devices, the bicycle could be more secured than now.

Finally, applying the recycling philosophy to the dozens of millions of scrap bicycles lying all over , the bicycle can feed a global displacement & refurbishing process, in Europe and in the rest of the world.

1) Eric Von Hippel, Democratising Innovation (2004)
2) The Sixth Environment Action Programme of the European Community 2001-2010
3) EU Directive 2000/53/EC

Saturday, June 10, 2006

Il Segreto di Pulcinella

Riflessione di un esperto dell'industra della bici mondiale:
- I concorrenti italiani non vanno mai ostacolati, semmai vanno assecondati: sanno come rovinarsi da soli-


La situazione dell' industria non é delle piu' rosee. La produzione di biciclette è scesa nel 2005 ai livelli minimi e così pure l'esportazione (2,5-1,3 milioni di pezzi;qualche anno fa i dati erano rispettivamente 6,1-3,7 mln. di pezzi). Le importazioni naturalmente non fanno altro che crescere, mentre i consumi sono in stallo (I soldi, dispersi in strategie di comunicazione velleitarie ed in lobbismi di maniera, non sono mai riusciti a schiodare l'acquisto annuo oltre le 35 bici per 1000 abitanti). La produzione di componenti, il cuore dell'industria manifatturiera, è in caduta libera. Le pipelines con l'Italia sono quasi inaridite mentre quelle aperte in esenzione antidumping Cina lavorano in tutta Europa al massimo della pressione. A peggiorare la situazione, è stata inspiegabilmente lasciata mano libera ad alcuni piccati inesperti di politiche industriali. Costoro, invece di promuovere e far evolvere il Made in Italy, proteggendo il piu' possibile le attività manifatturiere in Italia e le esportazioni italiane in Europa, si sono incautamente buttati a scimmiottare paesi con struttura economica diversa da quella italiana e ben più attrezzati di noi nelle attività di trading. Con fiere ed iniziative di commercio estero si è promossa la vendita di prodotti finiti verso i mercati del Far East, Cina compresa, offrendo in cambio imprudenti aperture di reciprocità al Mercato Unico.
E' stato come portare a vendere i vasi a Samo. Oltretutto anche da noi, dato che non si poteva più ricorrere alle disinvolte svalutazioni competitive di una volta, si é dato corso ad un out-sourcing selvaggio e caotico che è servito solo a rompere definitivamente la schiena ai pochi ancora rimasti a produrre in Italia.
Gli assemblers ed i traders tedeschi, olandesi, inglesi, che sono più bravi di noi nel fare out-sourcing, ci hanno sostituiti con gli Orientali, sfilandoci quote molto consistenti su tutti i mercati europei, compresi quelli in cui eravamo import leaders. Anche se sono aumentate di qualcosa, le esportazioni di prodotto finito verso il Far East non riusciranno mai a compensare le perdite di export subìte in Europa. Gli economisti dicono: Se metà della popolazione cinese diventasse improvvisamente ricca come quella giapponese, e ogni cinese spendesse 18 euro per comprare beni di consumo italiani, potremmo esportare in Cina al massimo 12 miliardi di euro, la metà di quello che oggi vendiamo alla Spagna. La cosa sta assumendo i contorni di una vera e propria truffa, come molti analisti (vedi Fondazione Edison) ormai denunciano apertamente, senza più temere il rischio di spiacevoli ritorsioni da parte dell'establishment (che ha smesso di parlare di 'Cina come opportunità').
Il segreto di Pulcinella consiste proprio in questo: nel resto d'Europa tutti conoscevano da anni questa situazione, anche molto prima della riunione spontanea dell'8 febbraio 2003, a Bologna. Tutti però hanno preferito assecondare i più spregiudicati tra i decision-makers italiani: ci avrebbero pensato loro a rovinare tutto; compreso il far fuori con ogni mezzo più o meno corretto e svillaneggiare chi aveva avuto il coraggio di lanciare l'allarme quando ancora si poteva fare qualcosa.

Friday, June 09, 2006

Elba e BICI 2006

ELBA FATTA SU MISURA PER LA BICI

COMUNE DI PORTOFERRAIO
FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA

Cronache del Raduno FIAB Giovani in Elba e del Convegno di apertura :

CICLO-ESCURSIONISMO E MOBILITÀ CICLISTICA URBANA



Il Sindaco di Bogotà: -L'auto ci divide, la bici ci unisce in una città più amica-

Chi avesse partecipato al Convegno sulla BICICLETTA ALL’ELBA tenutosi al centro De Laugier nella mattinata del 25 Aprile scorso, avrebbe potuto ascoltare il primo cittadino della città più grande della Colombia e la prima del Sud America per tasso di urbanizzazione, commentare il risultati raggiunti dal suo piano di infrastrutture a favore della bici. Dal1998, grazie a piste ciclabili, passerelle e parcheggi nei punti di intermodalità con treni, traghetti e bus, quasi trecentomila ciclisti pendolari contribuiscono ogni giorno a ridurre drasticamente inquinamento e congestione del traffico ed i cittadini sono tutti d’accordo nel dire che la bicicletta rende il territorio molto più vivibile.

Promosso dall’ Assessore all’Ambiente Marino Garfagnoli e dalla FIAB, la Federazione Amici della Bicicletta, il convegno sulla ciclabilità urbana ed escursionistica ha aperto i lavori proprio con una rassegna di luoghi piccoli e grandi nel mondo dove la bicicletta si è rivelata un asso nella manica di urbanisti ed amministrazioni, calato per modificare efficacemente il rapporto con e tra i cittadini.

All’Elba la bici si fa strada da sola
Si può dire che la bici all’ Elba vive da sempre una storia di successi, tanto più sorprendenti perché del tutto spontanei: sono infatti pochissimi e molto frammentati gli incentivi alla sua diffusione. Ma la bici si fa strada da sola. Malgrado pericoli ed ostacoli, il suo uso si diffonde sempre di più lungo la trafficatissima rete di strade provinciali, strade comunali , fino ai numerosissimi percorsi forestali o costieri.

L’isola fatta su misura per la bici
Oltretutto l’ambiente circoscritto dal mare facilita il senso di appartenenza ad un territorio limitato ma che è vasto abbastanza da sembrare fatto su misura per la nostra bici,
tanto è che nell’immaginario collettivo europeo l’isola è individuata da sempre come una meta ideale per il turismo dei ciclo-escursionisti.
Tutti i relatori del convegno hanno dovuto affrontare più o meno direttamente questo interrogativo: come mai la bici all’ Elba, urbana, sportiva o escursionistica che sia, riceve così poca attenzione ?


Una seria politica a favore della bicicletta
Luigi Riccardi, presidente FIAB , coinvolto già dallo scorso dicembre negli studi di preparazione ad una migliore ciclabilita' elbana ed in particolare del Comune di Portoferraio, ha fatto il punto sulle grandi iniziative che stanno prendendo piede in Italia ed in Europa.
A merito della FIAB va detto subito che sono proprio le campagne BICI-UFFICIO, BICI-SCUOLA e TRENO+BICI che stanno cambiando profondamente le nostre abitudini, proprio dove le infrastrutture a favore della mobilità ciclistica non sono ancora pronte.
Tra le prime misure a favore della ciclo-mobilità vi è il dossier FIAB sulla segnaletica stradale e turistica dedicata ai ciclisti . La rete ciclabile ‘naturale’ dell'Elba include ogni strada, da quelle dei centri storici fino alle antiche vie forestali. Se applicata al territorio elbano in modo organico la segnaletica per i ciclisti potrebbe rendere disponibile questo vasto patrimonio di viabilità tuttora sconosciuto a molti.

Il ciclismo sportivo all’Elba
La tradizione al ciclismo, specialmente a quello sportivo, è molto antica e ricca di iniziative:
oltre ad un lungo calendario di competizioni, centinaia di ciclisti sportivi si allenano ogni giorno sulle strade dell’isola e sono addirittura i più numerosi dei ciclisti urbani ed escursionisti. L’intervento di Paolo Franceschetti, esperto di lungo corso e coordinatore degli sport outdoor elbani, ha affrontato il tema della bici sportiva all' Elba in chiave di programmi ed investimenti: l'opportunità offerta dalle manifestazioni sportive ospitate all' ELBA é enorme per l'industria dell' accoglienza. Ma il più importante motore produttivo elbano non riceve dal mondo degli eventi sportivi solo un aumento nel numero di presenze, soggiorni e posti letto occupati. In realta' Il più grosso ritorno di investimento e' rappresentato da una notorietà ed un profilo del 'Prodotto ELBA' che, grazie al lavoro dei media, raggiunge tutti ed in particolare promuove quelle forme di accoglienza specializzata che rappresentano il futuro del turismo elbano.

Turisti ciclisti
Mauro Antonini, Presidente Associazione Albergatori Isola d’Elba, ha centrato il suo intervento sul futuro della offerta turistica elbana per i ciclisti. L'impianto alberghiero dell' Isola, per competere, dovrà diventare attore intelligente ed innovativo, sia nel processo di miglioramento delle infrastrutture, comprese quelle legati alla mobilita' ciclistica, sia nell' anticipare e soddisfare con servizi adeguati il gradimento espresso da molti ospiti che vogliono muoversi in bici durante il loro soggiorno (biciclette di cortesia, bike sharing, rastrelliere custodite, percorsi ciclabili, assistenza meccanica).

‘Fare sistema’
Lucio De Biase dell' Hotel Barracuda ha preso spunto dalla considerazione che per promuovere la mobilita' ciclistica all' Elba occorre 'fare sistema' per ricordare con alcuni esempi dove questa filosofia trova già applicazione.
Elbasport é un sistema integrato che attraverso internet mette in contatto l'Elba e gli alberghi aderenti con gli appassionati di tutta Europa, specialmente di lingua tedesca, offrendo loro un’ampia serie di servizi di ospitalità, compreso un sofisticatissimo sistema di orientamento dei luoghi.
Il programma Albergabici, che attraverso il network FIAB mette in contatto i ciclisti con gli alberghi elbani particolarmente attrezzati per accogliere questo tipo di ospiti, offre secondo DeBiase un altro buon esempio.

La bici amica dell’ ambiente
Paolo Gasparri di Agenda 21 ha potuto svolgere alcune considerazioni di carattere generale su ambiente e territorio. Uno sviluppo armonico dell’economia e della vita elbana deve prevedere la creazione di infrastrutture e servizi che migliorino il livello di benessere di tutti e diano vita ad un’accoglienza che incentivi gli ospiti a permanenze sempre più prolungate e destagionalizzate.
In queste condizioni, tra l’altro, il ricco patrimonio immobiliare dell’isola, ora ampiamente sotto utilizzato, verrebbe messo a frutto durante tutto l’anno. È stato anche ricordato che politiche a favore della mobilità ciclistica sono tra quelle più rispettose dell’ ambiente. Nel corso dell’intervento si è accennato anche a quei progetti che vogliono restituire alla viabilità ciclistica e pedonale di Portoferraio i percorsi costieri di tutta la Baia e, attrezzando opportunamente l’alzaia dei fossi, il percorso alternativo alle strade provinciali che conduce dalla costa e dalla città all’area turistica (Villa napoleonica, Foresta, Area archeologica del Castiglione) della Valle S. Martino.

Bus con bici a seguito
Edmondo Strada della FIAB, che da molti anni vive all’Elba la sua passione per la bicicletta iniziando sempre i suoi percorsi da Marciana Marina, ha fornito un interessante suggerimento in materia di servizi per i ciclisti. Perché non attrezzare i bus di linea, gli scuola-bus e le navette di collegamento con le spiagge di una rastrelliera posteriore per il trasporto bici? Sarebbero in questo modo aiutati all’uso della bici urbana tutti coloro che non intendono affrontare i trasferimenti più lunghi e faticosi ma vogliono muoversi agevolmente, specialmente quando raggiungono altri centri urbani.

Convegno + raduno
Sulle ultime battute del convegno Lorenzo Giorgio il group leader e organizzatore FIAB del raduno che stava per iniziare, ha messo in evidenza come l’ ospitare un raduno sia un’operazione molto efficace per promuovere la mobilità ciclistica e l’escursionismo di un territorio.

Giovani in Elba
Nato da un progetto sperimentale della FIAB per gli under 35 il Raduno Giovani in Elba (http://www.fiab-onlus.it/giovaninelba/index.html), che si è svolto proprio tra il giorno del Convegno e il 29 aprile scorso, è servito a far conoscere il territorio dell’Elba e di Pianosa a giovani escursionisti provenienti da molte regioni Italiane e dall’estero.
Giovani in Elba è stato ospitato dall’Hotel Il Caminetto di S.Martino .A detta di tutti i partecipanti l’organizzazione di Gianfranco Lottini si è rivelata un’ottima struttura specializzata per i clienti che amano alternare al nomadismo balneare (ogni giorno una spiaggia diversa) le escursioni in bicicletta ed il trekking.
Facendo quindi base nel centro topografico dell’Isola e gravitando con numerosissime mini visite a Portoferraio, nell’arco di intense giornate i ragazzi hanno potuto vedere quanto sia vera l’affermazione che l’Elba è fatta a misura di bicicletta.

About new EN Safety Standards

CEN Standards and European Integration Process



MILAN, Italy – in 1999, the technical committee TC333 was installed to develop the European system of EN (EN: European Norm) safety standards for bicycles to be sold in the EU.
Today, one of the EN early supporters elaborates on the actual state of business. Pietro Boselli is a member of a group of analysts who call themselves Safetybicycle who focus on the common European standard as a tool to remove technical barriers to enhance the free trade of European-made bicycles within the European single market.

“Benefits expected from the EU safety standards by the EU industry and by the consumers:
-to eliminate, within the internal EU market, all existing national technical barriers which are the result of restrictive pursuance of national safety standards.
-to move any possible future technical barriers towards the external EU borders.
-to show to the world market the improved profile and value of the bicycle manufactured in Europe according to the latest product safety criteria .
-to serve as 'witness of vitality of the European bicycle industry' so as to help the European Government to decide positively on urgent protective measures against unfair external trade actions.
-to give an appropriate answer to the safety demand of all European consumers and users in full harmony and legal timeliness with the GPSD (=General Product Safety Directive).


The requirements and the testing methods of the four European Safety Standards (as formulated for City & trekking bicycles, Young Children’s bicycles, Mountainbikes and road racing bicycles) have been analyzed in detail.
The minimum safety requirements with reference to the following:
1) Working efficiency,
2) No sharp protrusions and cutting edges,
3) Structural Integrity of the bicycle as a whole
have been defined according to the best normative methods.

Definition of the technology to check the structural integrity of the bicycle, as:
3.1 Static strength related to maximum loads,
3.2 Fatigue strength, related to frequently applied variable loads,
3.3 Impact strength related to isolated dynamic events,
has been explained at length for the reference of producers and testers.

The draft stage, after exhaustive work discussed in TC, WG, Task Forces in hundreds of meetings and round robin test sessions, is now over.
The work, after some temporary friction with those national members who, breaching the CEN 'Stand still rule', seemed not to abstain to modify and issue their national norms, has passed the phase of internal and public inquiries successfully. In 2005, the summary of the results has been delivered for a final formal vote and now they are classified Voluntary European Standards.
Nevertheless, there are doubts and uncertainties about the time the Standards will need to be implemented and become functional in the framework of the General Product Safety Directive. Referencing on OJEU are expected for July 2006. Owing to the rise of many national objection presented to DG Sanco probably not all the Standard will reach the status of Harmonized Standards. Should the standard not to be referenced in the OJEU, the matter will left as it is with an acceptance of different practices in different Member States within the European Union.


Back in 1997 experts from eight European Countries and four national standards institutes and experts from European consumer, production and trade organisations, were asked by CEN (European Committee for Standardisation) to give their advice on the following basic question: Does the product called ‘cycle’ need a common European Standard for safety?
It took two years to draft a document that explains the benefits expected from the Standards, not only for safety, but also for political and economic goals, the European society as a whole, the trade and legal and institutional matters. After the circulation of this document the answer was unanimously: 'yes' and the New Technical Committee was appointed and named TC333.
The following elements have a relevant profile.

First: the GPSD (at that time Directive 59/92) rules the product safety principles to be applied in the Union. According to this new European platform a bicycle safety standard would be the legal term of reference that regulates rights and duties of bicycle suppliers and consumers.
Second: A common safety standard should be a sort of ‘due deed’ to European citizens, more and more oriented to the bicycle use with full EU government support.
Third, the EU manufacturers get more and more interested in the removal of the technical barriers in order to enhance the free trade of bicycles in the European market, nowadays considered as domestic market.
A commonly agreed standard could help overcome the malaise of European bicycle industry.
The Safetybicycle analyst group will focus on the last item.
Normally a product safety standard is not intended to be a market lever, but in the long history of the EU bicycle, it has been shown that even national regulations like these can influence and divert the source of supply of millions of bicycles and large quantity of components with disastrous consequences.

Look for example at components makers: they are faced with laughable Community custom duties or ineffective antidumping measures and very inefficient Community Patent protection. That means that they have to spend a lot of energy to fight for survival and being finished off by the price competition imposed by low-labour costs of extra-EU countries. At the same time intra-European technical barriers, faces these manufacturers with the danger of being pushed out from their traditional EU exchange markets.
Probably not all the EU 25 countries have an extended legislation on whatever matter, but be sure that all of them have 'sown' in their national legislation a quantity of rules about cycles and cyclist's safety.
Just one example: despite the fact that lighting equipment is a crucial safety matter, this subject had to be excluded from the European Standards due to the poor harmonization between national Road Codes specifications.
Technical regulation on bicycles, indeed, has not been harmonized and Member States apply different national rules.
Authorities tend to advance safety concerns as a justification to apply these rules also on bicycles produced in other, even neighbour, EU countries. It happens very frequently that national safety standards are used as a legal term of reference to check conformity and very often national requirements seem to violate the 'Mutual Recognition Principle'.
There are two reasons why the industry has not deposited many infringement complaints on the principle of ‘Mutual Recognition of national standards’' or on the ‘Free Circulation of Goods’ basic principle:
1) A lot of companies (most of them are classified as ‘SME’) simply do not seem to know the said principles and their associated rights. They prefer to adapt the bicycle to the local regulation and standards, avoiding problems with the local authorities, and accept the additional customization cost.
2) The many 'lodges' of bicycle assemblers and traders generated by over a hundred years of product history don’t seem to trust the benefit of the integration process. Every expert in the process of EU integration can easily demonstrate with numbers and case histories that technical barriers within the EU signify costs and disadvantages much bigger than the total sum of the benefits.
The experts can also explain that any kind of trade barrier can work better against unfair trade when it is applied at the outside borders of the Community. In our case, every one can see that in a few years’ time the market shares have been destabilized and the millions of bicycles sold every year in Europe are less and less European.
The concern of the many promoters of the Common standards is now mainly related to the fact that 'the route' towards acceptation will more than likely be obstructed by different national attitudes and interests.
The member countries who tend to trade with low-cost countries outside the EU will try to give the standards the minimum of relevance. The member countries who have lost their own bicycle industry will do more or less the same. The countries in which the local normative tradition is very strong and appreciated by both consumers and suppliers will also accept with reluctance any change that could put their national and international authority in discussion.
So the process of harmonisation must face the natural instinct of each of us to prefer our own rules to others’ rules. However, the harmonisation process can continue only on the basis of a new attitude for each country to understand and accept better problem-solving solutions, even if they do not come from abroad. The final stage will be reached when something new and improved comes out of the confrontation and compromise phases.
If tomorrow the process of the European Safety Standards were to be delayed on the pretext that for example 'more time is needed to reset the national legislation in compliance with the introduction of the Standards', more precious time may be lost. In any case the positive results achieved so far are so great that the entire operation might already be considered a success, both for consumers and producers alike and also for the future of the European bicycle.
The results so far are:
- The CEN standardization process for bicycles may be considered as the greatest collective action for the repositioning of the image of the European bicycle, extracting it from the area of undistinguished commodities where only the lowest price makes the difference.
- The component makers with factories in Europe have played a primary role in the project, and have contributed to the mentioned 'repositioning' scope.
There are many reasons for such active interest in the process of European Standardization. In contrast with what happens in many other industries with a high degree of outsourcing, the European component makers seem to have lived for years in an awkward situation.
It seems there is a substantial lack of representation in many matters, from the unfair external trade issues to the frequent EU support programs intended for SMEs. Active component makers represent a precious economic and social tissue in many EU regions.
Despite the fact that they often are the intellectual owners or consignees of the technological evolution of the bicycle (new ideas, materials, new shapes, new technical and market solutions) the partnership with the assemblers seems to focus on two items only: strict comparison of prices and delivery times.
Safety standards are based on an endless analysis of risk prevention and a feedback process of re-analysis of accidents, failures, malfunctioning. Often the process compels experts to transfer confidential information or even to refer to bad performance of proprietary parts. From this point of view all the EU component makers’ experts have given toghether the best of their cooperation to the CEN teamworks.

- The European industry, thanks to ample information about the CEN committee activities, has increased its awareness in the relationship with several institutional subjects. On safety and also on innovation, there has been opened a direct liaison-bench between the UCI (Union Cycliste Internationale) and the European top racing bicycle experts with the assistance of several European academic research centres.

- On safety and associated social aspects, the relationship with consumer organizations has been improved. Consumers organizations have given large attention to the CEN bicycle standards project.At the Velo-city Conference 05 held in Dublin the debate and the Standard presentation has been attended by many consumers organizations delegates.
- In 2005 the CEN project served as witness of vitality of the European bicycle & components industry.
In Summer 2005 the process for renewal of the antidumping measures applicable to imports of bicycles originating in the People's Republic of China''has been successfull. When the ''Interest of the Community Industry'' has been examined, also the EN Standards have been weighted as a witness of vitality. By the way, I hope that very soon the full system of duties imposition/exemption on 'certain bicycle parts' could be revised in a most proper, efficient and restrictive way.

pietro.boselli@SafetyBicycle.com (2006)

Thursday, June 08, 2006


La CIEMMONA 3, che si è svolta nell'ultimo week end di maggio a ROMA, è stata una delle più belle tra quelle alle quali ho partecipato in questi anni. Aiutati dal clima e dall'ambiente della città, gli organizzatori hanno saputo trasfondere in questa flash mob di migliaia di ciclisti urbani leggerezza e allegria per tutti, compresi molti automobilisti.

(video clip on request to: pietro.boselli@safetybicycle.com)

Sunday, June 04, 2006

Benvenuti

SafetyBicycle

SafetyBicycle
Who is Safetybicycle. com



SafetyBicycle (SB) is a 'blind' qualified and independent group-network of European analysts in the EU bicycle world. Seized in 2000 in Milan, the group is in fact a sensitive think-tank aimed to a global (technical, commercial and social) repositioning of the bicycle in EU.



Main activities are:

- supporting a more deep understanding and monitoring of EU extra&intra trade streams for bicycle and bicycle-parts, aimed to enhancement of EU strategies.

- supporting the parts-makers role and profile in every strengthening policy, at present also against extra EU unfair trade,

- promoting, as one tool of the said 'repositioning' strategy, the pursuance of continental Product EN Safety Standards,

-projecting new environment-related strategies as a way to improve the exploitation of the EU bicycle resources.

The activity has been carried on since years thanks to affordable relationships with many , and not only European, subjects as: COLIPED, UCI, CEN, EBMA, COLIBI, ETRA, ECF, Velo-city.



Very often the multi-cultural group of SB is quite in advance in sound on future trends, expectations and concerns of consumers and manufacturers.

This capacity was shown e.g., in the successful organization of the Bologna Convention February 8th, 2003 focused on the European theme of the ''Chinese Threat'' (Many manufacturing activities settled in Europe including bicycle industry now seem to be in danger of severe contraction).

The same sensibility has been shown, e.g., when SB launched in 2004 a warning against the excessive delay in the introduction of the EN Safety Standards: a multi-purpose project that could also help to alleviate the malaise of the European Industry.

This delay in the era of the EU integration process is retarding the abolition of internal technical barriers represented by the restrictive pursuance of the too many national regulations.

Last but not least, Safety bicycle is involved in local projects on Elba Island, ITALY.





List of works

Group activity

European projects

Industry European Dossier (1998-2003)

Made in Europe COLIPED Marking System (1999-2000)

Eurostat analysis and digest (2000-2005),

EU Committees Liaison with UCI (2000-2004),

CEN Draft Business Plan (1997-1998)

CEN Safety Standards (1996-2005),

Velo-city Conference speaker (1993, 2001, 2005)

Velo-Australis, Velo-info Delegate (1996, 2003)

Paper for Velo mondial 2006: SCRAP-VALUE BICYCLES IN EUROPE: AN INVITATION TO CYCLING... AND RECYCLING



Italian Projects

Coordinator for GDL Sicurezza e Qualita' Ancma 1994-2003

Project Leader for Italian Safety Standards 1994-1996

Custom duties & Unfair Trade Ancma delegate 1994-2003


Elba Island Projects

European Bicycle Testing Ground

S.Martino 'Progetto valore'

Elba Bike Sharing

Elba su misura della bici Conference, April 25, 2006

Giovani in Elba Rally