SafetyBicycle

Wednesday, August 16, 2017

PUBBLICITA' CON LA P MAIUSCOLA

Ho lavorato dietro alle quinte
ma ho sempre portato con me la macchina fotografica.
Ho fatto tantissime foto nel mondo della pubblicità.
Spesso i miei amici creativi hanno trovato ispirazione dai miei scatti.
Ma che la Pirelli, per celebrare un intero periodo della sua storia,
quando operava attraverso la sua house agency,
la gloriosa CENTRO Srl dove ho lavorato,
scegliesse una mia foto di backstage,
beh, non me lo aspettavo proprio...



Saturday, April 12, 2014

L'Elba e quella indimenticabile estate del 1814...

Wednesday, July 04, 2012

Il manifesto dell' industria della bicicletta italiana

PREMESSA- SafetyBicycle ha preparato questo manifesto nove anni fa, all'indomani della riunione di Bologna nella quale vennero poste le basi per il rinnovo nel 2005 di regolamenti antidumping contro le bici cinesi. Da allora l'industria europea é riuscita per altre due volte a ottenere da Bruxelles regole per contenere l'importazione senza regole. Lo spirito che fece coalizzare allora l'industria sembra oggi scomparso. Ma gli spunti fondamentali sono rimasti gli stessi.
Noi della bicicletta italiana siamo una delle più antiche industrie del continente. In centocinquant'anni abbiamo dato libertà di movimento individuale ad intere generazioni di Italiani, in tutto l’arco della loro vita. Le abbiamo rese più forti, indipendenti e felici, oggi le rendiamo anche grandi amiche dell' ambiente e della salute comune. In tutto questo tempo, abbiamo fornito un servizio affidabile che nessun altro mezzo di trasporto é mai riuscito ad assicurare in maniera così duratura. Al mondo dello sport abbiamo incondizionatamente consegnato il nostro intero patrimonio di innovazioni. Ciò ha reso la bici un prodotto tecnologicamente molto avanzato. Con questa scelta non abbiamo mai superato, forse con eccessiva modestia, i confini della nostra missione che é e rimane quella di progettare e realizzare con maestria uno strumento al servizio delle prestazioni umane . Il vero compenso é rappresentato dal fatto che oggi la bicicletta italiana racing partecipa a pieno titolo a quel magico immaginario collettivo mondiale che si chiama ‘Made in Italy’ ed il suo indiscusso successo di mercato contribuisce alla riduzione del deficit europeo provocato dalla inarrestabile crescita delle importazioni nel nostro continente. Malgrado tutto ciò, come industria fatta di piccole e medie aziende e piccoli artigiani, non abbiamo mai avuto la pretesa di contare di più: ci siamo sempre accontentati di essere nel cuore di milioni di utilizzatori e, pur di rimanervi, abbiamo accettato di combattere tutte le sfide che il libero mercato ci imponeva, compresa quella del prezzo. Quando le industrie legate della mobilità pretendevano di favorire il loro sviluppo con le grandi protezioni dello Stato, con il supporto di grandi infrastrutture, con forti investimenti e pesantissime ipoteche nel campo delle risorse energetiche, praticando strategie che pericolosamente vincolavano il destino di grandi masse di lavoratori, noi abbiamo semplicemente chiesto a tutti di fare solo una cosa : pedalare. Eravamo certi che milioni di Europei, e soprattutto gli Italiani, lo avrebbero fatto con biciclette fabbricate in Italia. Nemmeno la prima fase della globalizzazione, segnata da una benefica riduzione dei costi di trasporto e dei dazi mondiali, ci ha colto impreparati: molti di noi sono stati pronti a trasferire le produzioni meno difficili da dislocare. Cosi’ facendo abbiamo ridotto il margine di valore aggiunto italiano che comunque é stato trasferito a favore dello sviluppo economico sociale dei nostri partner esteri. Ma la mondializzazione ha esasperato la ricerca frenetica di forniture a basso costo di lavoro umano. Il mercato europeo e’ stato costretto a ricorrere ai traders (commercianti internazionali) più disinvolti, che nelle loro pratiche spesso fingono di non sapere che ciò che vendono e’ stato prodotto senza rispettare le regole commerciali, fiscali, sociali, ecologiche ed etiche che vigono in Europa. Alla spregiudicatezza di questi commerci, che favoriscono spesso la più spudorata ed illegale falsificazione di marchi e brevetti europei, si é anche aggiunto il comportamento sleale di molti paesi che pur di compromettere le industrie concorrenti, hanno drogato e drogano con sussidi e sconti fiscali il dumping delle loro industrie esportatrici. Ma il futuro dei grandi accordi che regolano il commercio dell’Unione Europea con il resto del mondo sembra presentare per la bici italiana un futuro ancora peggiore. Impegnati a sopravvivere, non abbiamo avuto modo di accorgerci di essere ormai caduti nella rete di forti gruppi di pressione internazionale. Queste lobbies che raccolgono le grandi cooperative d’acquisto, le organizzazioni di commercianti, molti mass media e perfino alcuni influenti opinion makers politici, premono con tutti i mezzi affinché i singoli governi europei, spesso ambigui nel difendere gli interessi nazionali, si esprimano a favore di principi commerciali apparentemente di grande respiro, ma che finiscono per tener conto solo di una parte degli interessi del ‘Sistema Europa’. E’ il caso del progressivo trasferimento dell’ impianto manifatturiero europeo. Questa scelta di rinunciare alla ‘manufacturing base’ e delegarla ad altri é destinata a favorire solo quei paesi europei che, non avendo mai curato un’ industria manifatturiera o avendo deciso da tempo di eliminarla, si mostrano interessati a modesti margini commerciali che gestiscono con l’impiego di pochi operatori e pochissima mano d’opera. In realtà si aspettano di beneficiare anche di forti profitti finanziari che essi, con i loro investimenti nel FarEast, si preparano a raccogliere mano a mano che l’Europa dei consumatori si sostituisce all’ Europa dei produttori. Questi paesi coalizzati sono in grado a Bruxelles di sacrificare il tessuto industriale di paesi come il nostro la cui fortuna economica é dipesa proprio alla maestria delle fabbricazioni . E’ per questo che l’industria italiana della bicicletta, formata da più’ di duecento imprenditori abituati da sempre a reinvestire i loro profitti nelle loro imprese e nel loro territorio, si prepara a lottare per la sua sopravvivenza in tutte le sedi in cui si voglia decidere di interrompere la sua formidabile e singolare longevità. Pur coscienti di non poter fermare l’ enorme fiume vasto ed inarrestabile delle importazioni, stiamo oggi lottando assieme ad altri paesi dell'Unione affinché alla scadenza del 2005 il nostro Governo dichiari chiaramente di essere favorevole al rinnovo del dazio antidumping sulle biciclette di origine cinese.

Sunday, October 09, 2011

MEHARI NO-GAS


SUMMER 2011, ELBA ISLAND
S.MARTINO EUROPEAN BICYCLE TESTING GROUND (see post)
At least half of the journeys made by the Méhari service car (age:31) happen with no gasoline, nor pollution.
Almeno metà dei percorsi della vettura di servizio al S.Martino Testing Ground (31) vengono effettuati senza consumo e senza inquinamento..

Tuesday, May 24, 2011

Ringraziamenti, saluti e qualche sassolino..

Da: Pietro Boselli
Inviato: mercoledì 30 marzo 2011 13.05
A: Lista Presidenti FIAB Federazione Italiana Amici della Bicicletta
Cc: Pietro Boselli Presidente Monza in Bici FIAB
Oggetto: Ringraziamenti, saluti e qualche sassolino.

Colgo l'occasione del mio fine-mandato qui a Monza per salutare tutti gli amici.
Nessun riferimento quindi a cose "strambe" come
gli standard di sicurezza EN,
la lotta al furto,
il riciclaggio delle vecchie bici
o la candidatura Velo-city 2015 per Milano, Monza e Brianza,

ma solo una riflessione di uno che ha cominciato nel 1975 e che, per la prima volta assente quest'anno, resta comunque il più assiduo delegato, presenter o chair italiano a quel formidabile scambio di esperienze che é la Velo-city Series.
Curioso - diceva un' amica danese - pedalare é un atto quotidiano come quello di lavarsi i denti, eppure nel mondo non c'é nemmeno un fans club del 'lavaggio dei denti' mentre esistono migliaia e migliaia di aggregazioni e associazioni di volontari che sentono l'irresistibile bisogno di ostentare come veramente speciale il proprio impegno per il pedale quotidiano.
Nelle prime righe del manuale "Cycling Inspiration Book", scritto per gli attivisti europei si tenta una spiegazione:

Cycling is a pleasurable thing. You can cycle to go from A to B. You can cycle for your own pleasure and you can cycle to change the world.

In Italia questi ultimi, quelli che vogliono "cambiare il mondo", pensando magari di strumentalizzare la bicicletta secondo la loro visione, sono tanti.
Forse troppi rispetto agli altri milioni di ciclisti silenziosi, al punto che, come ha analizzato qualche anno fa Peter Cox, siamo.. un' anomalia.
Nel panorama complessivo siamo infatti il paese che, pur non essendo tra gli 'eccellenti' per mobilità sostenibile, presenta la più alta frammentazione di organizzazioni indipendenti. Con scarsissimo spirito di servizio, ci proclamiamo tutti rappresentanti dei ciclisti, magari per poi finire nelle mani della politica. I politici, a loro volta, nella speranza di trasformare il parco associati in tanti voti, non disdegnano di avere qualche attenzione per i club.
Specialmente sotto elezioni un posto in fondo alla lista non si nega a nessuno.
Niente di più ridicolo e velleitario: forse qualcuno ricorda quello che é successo qualche anno fa a Milano, dove quattro illustri candidati alle elezioni comunali in un solo breve confronto sulla ciclabilità invece dei voti si sentirono affibbiare un bel 2 in pagella dal coordinamento delle associazioni presenti.
Io stesso per anni ho accompagnato in giro parlamentari di tutti gli schieramenti (almeno a quattro Velo-city, in viaggi studio in Australia ed Europa, ecc.) perche' una volta ritornati in Italia emulassero i loro colleghi stranieri.
Bene, posso testimoniare che questa strada, salvo poche eccezioni, non ha portato a... niente.
Anzi, con la profonda evoluzione in atto (molta gente e molte amministrazioni stanno radicalmente cambiando atteggiamento verso la mobilità sostenibile come qui a Monza) c'é da chiedersi se ostentare un taglio politico non rischi di allontanare molti che invece vorrebbero collaborare.

Un taglio politico del tipo:

Da: Massimo Benetti
Data: 13 febbraio 2011 10:27:56 GMT+01:00
A: Lista Presidenti FIAB
Oggetto: bici sul metro
E' frustrante andare nelle città europee e vedere le bici sul metro come se fosse un fatto normale. Ed infatti è un fatto normale, tranne che nel nostro paese delle banane. (con tutto rispetto per le banane)
Ciao Massimo - Monzainbici


Un saluto a tutti, e l'augurio che i Dreamers, gli Organizzati e i Materialisti nostrani trovino la forza di mettersi finalmente tutti insieme !

Pietro Boselli, Monza

Sunday, December 12, 2010

HAVE A GREAT 2011 !

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Wednesday, June 09, 2010

Don H Wright Memorial June 8 2010

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